nel cuore della città

Messina

La porta della Sicilia

Messina è una città da vivere per addentrarsi nella bellezza della sua arte e apprezzare il gusto delle sue tradizioni culinarie e l’ospitalità dei suoi abitanti. Entrare nella porta della Sicilia, antica e nobile, sarà un’esperienza piena di fascino. Un crocevia di popoli, di scambi e di contaminazioni che ha sempre permesso di valorizzare il suo carattere cosmopolita e la sua ricchezza culturale. Desiderata, strategica è stata per secoli al centro di molte contese. Luogo di creatività e dibattiti ha dato i natali a uno dei pittori italiani più apprezzati: Antonello da Messina.

Oltre a tutto questo potrete conoscere uno dei porti più attivi d’Italia, un centro storico ricco di palazzi in stile liberty, panorami unici e una costa sabbiosa che si estende per oltre 24 chilometri.

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Centro storico

Il centro storico di Messina è affascinante e ricco di arte come quello di buona parte dei comuni siciliani. Il cuore è via Garibaldi, un’arteria elegante, raffinata e circondata da palazzi. Nelle vicinanze c’è il teatro Vittorio Emanuele, realizzato in stile neoclassico grazie a Ferdinando II di Borbone. Venne inaugurato nel 1852, e poi quasi totalmente ricostruito. La vostra passeggiata vi porterà a Piazza Italia dove troverete il Palazzo del governo, sede della Prefettura. In quella posizione anticamente si trovava un monastero benedettino.

L’edificio ha nella facciata elementi sia classici che rinascimentali. Sempre restando in centro possiamo ammirare Palazzo Zanca, dove si trova il Municipio all’interno di un edificio neoclassico che regala affreschi raffinati sia nella Sala della Giunta che in quella della Rappresentanza. Le chiese sono un altro fattore di meraviglia nel centro di Messina. Da non perdere c’è sicuramente quella di San Francesco d’Assisi, uno degli edifici più antichi della città.

La sua costruzione probabilmente risale al XIII secolo ed esprime tutta la semplicità dell’ordine monacale e di quell’epoca. Nelle vicinanze c’è il convento dove soggiornò Sant’Antonio da Padova: fu ricostruito nel 1927, dopo che il terremoto del 1908 lo aveva raso completamente al suolo. Un altro edificio storico è la chiesa dei Catalani, di cui parleremo più avanti. La chiesa del Cristo Re, un sacrario pensato da Giovan Battista Milani, domina la città e spicca con la sua cupola. Dal suo belvedere potrete godere di una vista fantastica sullo Stretto e sulla città.

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Duomo e campanile astronomico

Il Duomo di Messina, che si trova nell’omonima piazza (in cui è presente anche la fontana di Orione), rappresenta il simbolo della città. Andato più volte distrutto è stato ricostruito cercando di rispettare le sue originarie forme normanne. Fu consacrato nel 1197, ma già nel 1294 fu devastato da un incendio e modificato nel suo aspetto con l’aggiunta di statue marmoree e finestre. Pesantemente danneggiato dal sisma del 1908 e dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, della costruzione originaria non resta che il portale gotico centrale, quello sul lato destro e i due minori.

Al suo interno troverete una basilica a tre navate con 13 file di colonne. Nella parte centrale svetta la ricostruzione del mosaico del Cristo Benedicente, sotto di esso si può ammirare il Baldacchino, opera particolarmente elaborata. Se proseguite sulla sinistra troverete l’unico mosaico che è riuscito a mantenersi fino a oggi. Raffigura la Vergine sul trono con il Bambino. La costruzione è valorizzata da dodici statue che rappresentano i dodici apostoli.

L’interno della Basilica è ricco di monumenti funerari e cappelle, simbolo della ricchezza di alcune famiglie messinesi. L’opera più famosa è la cosiddetta Manta d’oro, realizzata dal celebre orafo fiorentino Innocenzo Mangani, e impreziosita negli anni da pietre preziose e brillanti. Completano i tesori da ammirare candelabri, calici d’argento e anche diversi busti.

Oltre al Duomo, sulla piazza svetta anche il campanile che si eleva per 60 metri con il suo enorme orologio meccanico. Al primo piano sono raffigurate le 4 fasi della vita: infanzia a cui seguono la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. Più sotto ci sono sette divinità greche alla guida di un carro trainato da differenti animali che rappresentano i giorni della settimana. Al secondo piano sono, invece, presenti le vicende più importanti della vita di Cristo. Al terzo piano è possibile ammirare il simbolo della città, un gallo ruspante, emblema della rinascita, circondato da due statue. Al quarto piano un leone stringe tra le sue zampe la bandiera di Messina.

La fontana di Orione è uno dei monumenti principali di piazza del Duomo: la sua realizzazione risale al 1553, anno in cui si celebrò il primo acquedotto cittadino, e vuole celebrare Orione, il cacciatore fondatore della città, e che viene rappresentato in compagnia del suo fidato cane Sirio e con lo scudo crociato di Messina. Le quattro figure sdraiate alla base rappresentano i fiumi Tevere, Nilo, Ebro e Camaro (le cui acque furono convogliate per realizzare l’acquedotto).

Le vasche centrali sono sostenute da alcune figure mitologiche. L’opera venne commissionata allo scultore toscano Montorsoli (allievo di Michelangelo) dal Senato cittadino. Per collocare la mastodontica fontana si decise di demolire la chiesa di San Lorenzo. L’edificio venne ricostruito dallo stesso Montorsoli, utilizzando linee rinascimentali, poco distante, ma crollò durante il sisma del 1783.

Piazza Duomo Messina 1

 

ORARI

 

DUOMO

Tutti i giorni 7.30 – 12.30 / 16.00 – 19.30

 

CAMPANILE

Figurazione meccanica

Tutti i giorni alle ore 12.00

Visite

Aprile – Ottobre: Lunedì – Sabato 10.00 – 13.00

Novembre – Marzo: Lunedì – Sabato 10.30 – 13.00

 

TESORO DEL DUOMO

Aprile – Ottobre: Lunedì – Sabato 09.30 – 13.00 – Martedì 9.00 – 15.30

Novembre – Marzo: Lunedì – Sabato 11.00 – 13.00

 

Chiesa Santissima Annunziata dei Catalani

Un altro esempio del meraviglioso patrimonio artistico e storico di Messina: questa chiesa fu realizzata nel XII secolo, sembra sui resti di un edifico pagano dedicato a Nettuno. Durante la lunga parentesi saracena fu convertita a moschea per tornare nuovamente al culto cattolico. La chiesa è una basilica a croce latina e ha tre navate.

La facciata può contare su tre porte, sopra quella centrale è presente uno stemma catalano che ha la forma di un rombo. Nel sottosuolo c’è una cripta che è costituita da diversi locali e si snoda sotto il transetto: quello più grande ha una forma rettangolare, un altare rustico e una volta in muratura. È una delle poche chiese che è riuscita a uscire indenne dai terremoti e dai bombardamenti. Davanti alla chiesa si trova il monumento in bronzo realizzato per celebrare don Giovanni d’Austria durante la battaglia di Lepanto combattuta contro i Turchi.

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Santuario della Madonna di Montalto

Il tempio fu edificato sul monte della Caperrina nel 1286 quattro anni dopo gli eventi noti come Vespri Siciliani e il breve regno di Pietro I di Sicilia. La tradizione vuole che sia stato il volo di una colomba ad individuare il luogo e definire i contorni dell’edificio, testimoni dell’evento le più alte cariche del Senato Messinese. A murare la prima pietra intervenne la regina Costanza II di Sicilia, vedova di Pietro. Nel 1389 l’arcivescovo di Messina, il milanese Maffiolo Lampugnani, lo consacrò solennemente. Circa un secolo dopo nel 1483, vi si trasferirono le religiose del monastero di Santa Maria di Gesù. Sito in posizione preminente sul colle della Caperrina, fu il primo edificio di culto ricostruito nel dopo terremoto del 1908; il santuario è legato alla tradizione dell’apparizione della Madonna in difesa dei messinesi assediati dai Francesi nel corso della guerra del Vespro. Il prospetto, rivolto verso il mare, fu rifatto nel 1930 con due campanili a cuspide che affiancano la facciata. Anche dalla piazza antistante a questa chiesa si gode del panorama sullo stretto di Messina, lodato dal papa Giovanni Paolo II nel corso della sua visita alla città del 1988. Proprio per ricordare quel momento, sulla veranda belvedere è stata posta una statua a grandezza naturale che raffigura il pontefice polacco mentre ammira la splendida veduta della città.

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Sacrario di Cristo Re

Il sacrario militare del Cristo Re fu edificato sui resti del Castello di Matagrifone del quale è pervenuta, inglobata alla base, una delle torri e si estende su una superficie di oltre 600 metri quadri. Progettato da Giovanni Battista Mìlani nel 1937, troneggia sulla città con la sua grande cupola e le sue forme richiamano l’architettura del messinese Filippo Juvara ed In particolare la Basilica di Superga, a Torino. L’edificio, in sti le barocco, si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono altrettante statue di bronzo, opere di Teofilo Raggio, raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza e, per ultima, la virtù allegorica della Religione che le comprende tutte. Sulla cupola sono collocate una lanterna alta sei metri ed una palla del diametro di un metro, sulla quale si erge la croce. Sulla torre ottagonale dell’antico castello si trova una campana, che è la terza più grande d’Italia, alta 2,80 metri per un peso di 130 quintali, ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915-1918. Viene fatta rintoccare ogni sera al tramonto in ricordo dei caduti di tutte le guerre. Nella scalinata d’ingresso è collocata la statua di Cristo Re, eseguita da Tore Edmondo Calabrò. Sul portale si ammirano le allegorie dell’Europa e di Messina. Il tempio superiore presenta un altare barocco, una cappella dedicata alla Vergine e un balcone ottagonale con vista sul tempio inferiore, caratterizzato da colonne doriche con capitelli corinzi disposte ad ottagono. Al suo in terno, in posizione centrale e visibile dal livello superiore, è collocato un sarcofago marmoreo, sul quale è distesa la figura di un soldato, opera di Antonio Bonfiglio.

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Monte di pietà

Affacciato sulla via XXIV Maggio troviamo il monumentale Monte di Pietà, edificato a partire dal 1616 su progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio, per ospitare la cinquecentesca istituzione fondata dall’Arciconfraternita degli Azzurri, che aveva il fine di affrancare la povera gente dalla “schiavitù” dell’usura. L’edificio, di cui inizialmente fu portato a termine solo il pian terreno, a causa della morte del Masuccio, presenta una facciata in stile manieristico caratterizzata dalle finestre ravvicinate, sovrastate da timpani di forma triangolare, e dal portale centrale bugnato con timpano spezzato. La superficie è movimentata da nicchie che creano effetti di chiaroscuro. Internamente, attraversato il corridoio con volta a botte, si presenta un loggiato a tre arcate sostenute da colonne, che immette in un grande spazio aperto. In fondo sorgeva la chiesa di Nostra Signora della Pietà, costruita sul luogo ove precedentemente esisteva la chiesa di S. Basilio di rito greco-ortodosso, di cui oggi non rimane che la sola facciata sopravvissuta al cataclisma del 1908. L’artistica scalinata fu fatta erigere nel 1741 in occasione del secondo centenario della fondazione dell’Arciconfraternita. Nello stesso periodo furono fatte edificare la torre campanaria, oggi non più esistente, e il primo piano del Monte di Pietà, di cui l’unica traccia rimanente è costituita dai mensoloni dei resti del balcone centrale.

Salendo da via S. Pelagia, lateralmente al Monte di Pietà, si possono notare nell’area dove sorgeva l’abside della chiesa, i resti della cripta e una galleria che la tradizione sostiene fosse collegata al castello di Matagrifone (Rocca Guelfonia), dove oggi sorge il Sacrario di Cristo Re; da qui, sempre secondo la tradizione, i condannati a morte venivano condotti fino al sagrato ove chiedevano la grazia alle autorità; nel caso in cui questa fosse stata negata, proseguivano fino alla marina, dove li attendeva il patibolo.

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Galleria Vittorio Emanuele

Piazza Antonello da Messina, caratterizzata dalle facciate concave degli edifici che vi si affacciano. Qui si ergono Palazzo dei Leoni, l’ex Palazzo delle Poste, il retro di Palazzo Zanca e l’elegante Galleria Vittorio Emanuele III.

La Galleria Vittorio Emanuele III fu progettata dall’arch. Camillo Puglisi Allegra su commissione della Società Generale Elettrica della Sicilia, per dare una adeguata sede ai propri uffici e creare un importante polo residenziale-commerciale nel cuore della città. La Galleria fu inaugurata il 13 agosto del 1929. Internamente la struttura presenta tre bracci confluenti al centro in una zona esagonale chiusa con una volta a cupola; le vetrate variopinte del soffitto e il pavimento decorato a mosaico arricchiscono il tutto.

Il Palazzo della Provincia (oggi sede della Città Metropolitana), anche denominato Palazzo dei Leoni sorge su un’area ove preesisteva il complesso medievale dei Cavalieri Templari composto dalla chiesa di S.Marco e dall’Ospedale di S.Maria dei Bianchi. L’edificio, inaugurato nel 1918, è in stile eclettico neoclassico con riferimenti rinascimentali nelle raffinate finestre a serliana del secondo ordine, che si affacciano sulla piazza. Il palazzo venne impostato su un elegante portico, arricchito da colonne, creando un vincolo architettonico per gli altri edifici che si innalzano sulla piazza.

Il Palazzo delle Poste (1913) anche detto Palazzo Mariani (dal nome del progettista), oggi di proprietà dell’Università di Messina, presenta sulla facciata principale un imponente portico classicheggiante che fa riferimento a quello di Palazzo dei Leoni; all’interno, l’ampio quadriportico si ispira al cinquecentesco chiostro colonnato del vicino convento di S.Domenico, distrutto dal terremoto del 1908. Sulle pareti del loggiato curvo si trovano pregevoli bassorilievi a stucco, di raffinato gusto liberty, raffiguranti allegorie sul tema delle comunicazioni postali e telegrafiche.

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Fontana di Nettuno

La Fontana del Nettuno rappresenta la seconda realizzata da Montorsoli, allievo di Michelangelo. Si trova nelle vicinanze di via Garibaldi e raffigura il dio in tutta la sua maestosità. Al centro dell’opera vi è il dio che impugna con forza il suo tridente, dando le spalle al mare. Un gesto simbolico con cui verrebbe quasi offerto il mare (e la sua ricchezza) al popolo messinese. Sotto Nettuno, fra le onde si vedono Scilla e Cariddi in mezzo a quattro cavallucci marini che simboleggiano l’oceano.

Le sculture, che sembrano quasi uscire da una vasca, poggiano su un piedistallo che ha tra le decorazioni lo stemma della città e le grandi aquile che simboleggiano la Spagna con lo stemma imperiale sul petto. L’orlo della vasca grande è interrotto da quattro vasche più piccole che si inseriscono negli angoli. Il monumento è completato da numerose iscrizioni.

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Museo Regionale di Messina

È il museo più grande del Sud Italia con i suoi 17000 metri quadrati di collezione. Oltre alla vastità delle opere presenti a colpire è il carattere interdisciplinare che le contraddistinguono. Un patrimonio pittorico e di sculture che comprende artisti celebrati come Antonello da Messina, Caravaggio, Alibrandi. Con questi artisti convivono collezioni numismatiche, archeologiche, esempi di arti decorative e arredi sacri: un totale di quasi 8mila opere. Dal 2017 è presente inoltre un nuovo spazio che è stato riconvertito a favore delle esposizioni temporanee.

Gli spazi e il percorso espositivo sono stati distribuiti e pensati in ordine cronologico con colori differenti per rappresentare le epoche artistiche. E così tra i vari esempi abbiamo il blu per il Medioevo, il verde per il primo Rinascimento, il giallo per il Rinascimento Maturo, rosso per il Manierismo, marrone per Caravaggio e rosa per l’Ottocento.

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ORARI

Martedì – Sabato 09.00 – 19.00

Domenica e giorni fesivi 09.00 – 13.00

Capo Peloro

Ci troviamo proprio nello stretto di Messina dove si incontrano il Tirreno e lo Ionio. Capo Peloro rappresenta la punta nord orientale della Sicilia nella frazione di Torre Faro, un tipico villaggio di pescatori. Ed è proprio un faro a rappresentare il riferimento per i naviganti che percorrono il tratto di mare che divide la costa calabra da quella sicula. È da qui che comincia a delinearsi la catena montuosa dei Peloritani. La zona è famosa per i suoi vortici, anche se il simbolo indiscusso è il Pilone.

Il Pilone è un traliccio dell’alta tensione ormai non utilizzato (alto 232 metri, il più alto del mondo). Rappresenta ormai un punto di riferimento indiscusso e di sera viene illuminato in un modo che lo fa risaltare ancora di più per contrasto alle acque dello Stretto. La struttura, che si erge maestosa nei pressi della spiaggia, fu costruito tra gli Anni 40 e 50.

Capo Peloro offre quindi ai turisti anche acque limpide dove cercare un po’ di relax. Qui potrete inoltre ammirare un paesaggio rassicurante ricco di fauna e flora. Potrete sempre beneficiare di una temperatura piacevole grazie anche a una leggera brezza. In questa spiaggia di sabbia mista a ciottoli, oltre a noleggiare ombrelloni e lettini e a godervi l’abbronzatura, potrete cimentarvi in vari sport acquatici. La zona è inserita all’interno della Riserva Naturale di Capo Peloro che oltre a diversi ettari di territorio comprende due laghetti: il lago di Faro e il lago Ganzirri.

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Lago di Ganzirri

Il lago di Ganzirri si trova a circa 9 chilometri da Messina, nelle vicinanze di Capo Peloro. Il nome deriva probabilmente dall’arabo (Gadir) che significa palude. Nell’antichità, infatti, la zona era completamente paludosa. Le acque comunicano con il mare attraverso una serie di canali fatti costruire dagli inglesi, a partire dal 1830. Dei tre canali, uno è coperto, il secondo è scoperto, mentre il terzo collega il lago di Ganzirri al lago di Faro.

Il lago ha una larghezza di circa 250 metri e una lunghezza di 1,7 chilometri. La sua profondità massima è di 7 metri. La zona è legata ad attività tradizionali che rimandano alla tellinicultura e alla mitilicultura e per questo è stata riconosciuta come bene di interesse etno-antropologico.

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